Le soft skills necessarie in un mondo in evoluzione

“Tu insegni a razionalizzare l’istinto”. Così è stato definito il lavoro di Luca Brambilla, docente di Soft Skills Neuroscientifiche, durante l’Ideas Lunch di Club House Brera, a cui è stato invitato come relatore. Il tema del dibattito al centro di questo evento riguardava l’importanza delle Soft Skills nel mondo del lavoro, un mondo in costante evoluzione, soprattutto dal punto di vista tecnologico. In un ambiente in cui viene data sempre più importanza all'aggiornamento dei processi meccanici, egli sostiene quelle che vengono definite “competenze leggere”, a suo parere strettamente complementari alle hard skills.

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La prima domanda posta dall’Avv. Franco Toffoletto, moderatore di questo speech, ha permesso di esplicitare più approfonditamente ciò che il relatore intende per Soft Skills: ovvero quelle competenze trasversali di carattere comportamentale utili ad instaurare una buona relazione con i propri collaboratori o superiori. Tuttavia, ciò che insegna e ciò che lo differenzia da molti altri formatori indirizzati verso una comunicazione soprattutto efficace, è l’uso delle soft skills in modo strategico, ovvero avendo in mente lo scopo per cui si utilizzano. A tal proposito gli è stato chiesto di esemplificare con una situazione pratica l’utilità di possedere delle Soft Skills “strategiche”. La semplice dimostrazione di come realizzare o reagire ad una stretta di mano in base ad un fine preciso, sia esso evitare di essere inconsciamente "sottomessi" o lasciare una buona impressione, ha efficacemente trasmesso il messaggio che intendeva offrire. Questo gesto, tuttavia, è solo uno dei tanti su cui si può intervenire per generare buone abitudini strategiche.

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Il metodo O.D.I. che insegna, è infatti costituito da 3 moduli: osservare, domandare e intervenire. E l’intervento, l’effettiva messa in pratica delle Soft Skills apprese, è solo l’ultimo step del processo di formazione. L’arte di osservare e di porre domande strategiche per acquisire informazioni fondamentali sono passaggi imprescindibili per raggiungere una buona padronanza di competenze.

Come seconda domanda è stato chiesto se sia possibile “apprendere” delle abitudini, o meglio, se le soft skills siano da considerarsi genetiche o imparabili. Molte delle abitudini che abbiamo, sono state apprese nel corso della nostra vita. Dobbiamo quindi imparare ad apprendere nuove abitudini utili e strategiche. A supporto di questa esigenza ha inoltre esplicitato al pubblico la differenza tra amigdala, o meglio amigdale, e neo-corteccia, rispettivamente il cervello più inconscio e strettamente emozionale e quello più razionale. Il 95% delle decisioni vengono prese con la parte del cervello emotiva, le cosiddette decisioni “di pancia” e la maggior parte di esse sono decisioni di carattere inconscio. Ne va di conseguenza che sia fondamentale, in primo luogo, saper osservare il nostro interlocutore per decifrare il suo stato d’animo e comportarsi strategicamente di conseguenza e in secondo luogo saper trasformare gesti razionali, le nuove abitudini, in gesti inconsci.

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Alla domanda su quanto sia facile o difficile cambiare, in termini di acquisizione di nuove abitudini ha sostenuto che una persona possa cambiare in poco tempo ed attraverso il suo corso, solamente grazie al primo modulo, dell’osservazione, i partecipanti vengono immediatamente messi nella condizione di vedere il mondo e le persone con occhi nuovi, strategicamente più focalizzati sul fine da raggiungere. Ecco dunque la ragione per cui il suo lavoro è stato definito in termini di “razionalizzazione dell’istinto”, di “trasformare l’homo sapiens in homo rationalis” o come sostiene il Dott. Brambilla in “homo strategicus”.
Se vuoi approfondire questi temi, mettiti in contatto con noi (amministrazione@copiaoriginale.it) per chiedere informazioni. Creeremo un percorso adatto alle tue esigenze. soft-skills
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