• Luca Brambilla

Come scegliere i libri per la propria formazione

Leggere è un valido aiuto per la formazione utile nel lavoro. Ma occorre evitare dei testi che alla fine servono solamente ai loro autori


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Fin da quando ero piccolo ho sempre amato la lettura, ho sempre letto tanto e di tutto. Da alcuni anni, complice anche il mio lavoro, mi sono concentrato sullo studio della comunicazione strategica e della negoziazione. Nel corso del tempo il mio ufficio è stato letteralmente sommerso da libri di formazione, dal momento che, essendo io un romantico, li ho sempre comprati tutti nella loro versione cartacea.


Oltre alla lettura, ho sempre investito molto anche nella formazione d’aula: l’anno scorso, ad esempio, ho speso oltre 40.000 euro in master e corsi. Spesso mi sono trovato a dover leggere libri scritti dagli stessi professori conosciuti in aula e, a seguito della triplice esperienza di lettore, corsista e di professore, voglio condividere una serie di considerazioni che ho elaborato riguardo i libri di formazione.


Innanzitutto, la formazione è un’attività cognitiva e, quindi, l’unica via possibile per comprendere appieno un’attività o una materia è farne esperienza. I libri, in tal senso, non sono sufficienti a formare nell'accezione più completa del termine, ma possono essere un valido supporto alle lezioni frontali dove poter toccare con mano l’applicazione pratica dei concetti.


Un’altra considerazione riguarda la qualità dei contenuti selezionati per dar vita ai libri di formazione. Chi si occupa di questa materia vive perlopiù di lezioni d’aula o di attività di consulenza, la stesura di un libro diventa quindi un’attività dispendiosa non solo in termini economici, ma anche di tempo. Inoltre, chi si trova a dover esporre i propri contenuti in un libro sa di correre il rischio che questi vengano “rubati” da qualcuno che, con scorrettezza, li spacci per propri. La conseguenza è che il libro viene comunque steso, in quanto ritenuto elemento prezioso per la propria carriera, ma impoverito di quegli argomenti che lo avrebbero anzi reso un valido testo di formazione e arricchito, invece, di “pillole” il cui scopo non è quello di fornire contenuti di alto livello, ma di lanciare degli ami a potenziali partecipanti ai corsi di formazione dello specifico autore.

Oltre a questi escamotage elaborati dai formatori, un altro aspetto ha contribuito ad abbassare nel corso degli anni il livello della qualità dei libri di formazione: se un tempo le case editrici si preoccupavano di selezionare accuratamente libri che includessero dei contenuti di valore, oggi pare che quest’attenzione sia venuta meno per la maggior parte di esse. Accade perciò che tutti possono pubblicare qualsiasi cosa sia di proprio gradimento, senza doversi scontrare con la cernita di livello delle case editrici, a patto di auto-finanziare il proprio lavoro.



Lo scopo con cui oggi viene pubblicato un libro, in sintesi, si avvicina più alla soddisfazione della propria volontà di esporsi e al lancio di esche per chi potrà incuriosirsi ai corsi di formazione tenuti dagli autori che alla reale divulgazione di contenuti di valore, all'interno di una strategia che non farà perdere soldi alla casa editrice.


In conclusione, mi sento di affermare due aspetti fondamentali. Il primo è che un libro non varrà mai un corso, cosa impossibile anche data la dimensione cognitiva dell’apprendimento. Il secondo è che, amando i libri, e soprattutto quelli ben scritti, mi affido ai seguenti escamotage per non sprecare tempo e soldi in testi che portano contributi poco significativi:


1) Non acquisto mai libri che promettono miracoli. Considerandomi un professionista, so bene quanto il successo si costruisca sudando. Per questo motivo prediligo testi che mi offrono strategie per migliorare la mia produttività a quelli che offrono garanzia di soluzioni miracolose.


2) Non acquisto mai libri di case editrici che, in passato, hanno pubblicato libri poco significativi dal punto di vista dei contenuti.


3) Non acquisto mai libri di autori che in copertina propongono la foto dell’autore-formatore in questione, il quale afferma di essere leader di mercato quando, puntualmente, studiando il loro bilancio si può osservare come in realtà fatichino molto dal punto di vista economico.


4) Non compro mai libri la cui bibliografia annovera un ridotto numero di citazioni, fonti troppo datate o un mix tra contenuti scientifici e contenuti poco autorevoli.


5) Mi affido ai consigli di amici e colleghi per l’acquisto di libri che essi hanno ritenuto validi.


Sostengo tutto questo perché la formazione, che è sempre stata orientata ai livelli più bassi della gerarchia aziendale, si sta rivolgendo sempre di più anche al piano degli executive, i quali, invece, necessitano e desiderano un approccio e contenuti più seri. Quelle che ho proposto sono indicazioni utili per chi reputa la formazione qualcosa di strategico e utile per sé e per l’azienda e intende diffidare da testi il cui unico contributo è quello di offrire una momentanea ventata di esaltazione, come farebbe un vino mediocre che dopo aver procurato un’iniziale ubriacatura lascia solo un forte mal di stomaco.


Fonte


Milano, 17 febbraio 2020

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