• Luca Brambilla

I consigli utili per avviare e mantenere una Start Up: dialogo con l’Avv. Giorgio Incantalupo

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Ho avuto la fortuna di poter offrire un contributo nel libro Start Up, scritto e ideato dall’Avvocato Giorgio Incantalupo, insieme alla collaborazione di molti altri professionisti. Il libro è dedicato a coloro che desiderano avviare e poi mantenere una Start Up: tocca, infatti, tutti gli argomenti con cui ci si confronta in questo processo e offre utilissimi consigli in proposito. Ho voluto approfondire con l’Avv. Incantalupo alcuni aspetti di questo libro.


Come mai ti sei voluto avvalere del supporto di più professionisti nel libro?

I temi di cui ho voluto trattare sono vari e la mia competenza non era così approfondita e specifica per tutti quanti. Ho quindi voluto coinvolgere amici, professionisti e specialisti maggiormente esperti e dediti a quelle materie che esulano dalla mia area di specializzazione. Questi soggetti hanno prestato molto volentieri la propria collaborazione, soprattutto per avere l’opportunità di approfondire quei temi che solitamente non vengono molto considerati e offrire consigli utili anche in maniera semplice, non necessariamente iper-tecnica.


Nel libro tratti un tema spinoso, spesso dimenticato in manuali di questo genere, quale il reperimento fondi. Ci parli di questo aspetto?

È stata una collaborazione fattiva con l’editore, il quale mi ha informato che il libro avrebbe dovuto avere un taglio molto pratico che consentisse al lettore, sia esso una persona semplicemente interessata all’argomento o un professionista che desidera informarsi su temi particolari, di usufruire al meglio dei contenuti. Ho quindi cercato di offrire una visione realmente complessiva dell’argomento, comprensiva dei passaggi pratici fondamentali: al di là delle indicazioni amministrative, burocratiche o legali mi sembrava imprescindibile parlare di un aspetto essenziale per la nascita e per la continuazione di una Start Up, ovvero il reperimento fondi. A tal proposito a questo tema ho associato anche quello della presentazione, è necessario infatti far percepire immediatamente in sintesi il cuore di un’idea e la sua bontà sotto ogni aspetto: innovazione tecnologica, sviluppo del business, comunicazione ecc. Sempre in questa prospettiva ho quindi cercato di intervistare anche una serie di soggetti che normalmente non vengono interpellati nei contesti editoriali: i family office, che fanno un egregio lavoro di reperimento, i business angel o quelle figure economiche specifiche di diritto americano importate in Italia da qualche anno, le SPAC.



Quali sono i consigli decisivi che daresti ad uno Startupper?

Lo Startupper fondamentalmente ama il proprio progetto e ci crede veramente ma spesso, nonostante l’idea sia vincente, perde in convinzione davanti ai problemi che si presentano in ambito finanziario. È la ragione per cui la mortalità delle Start Up è molto alta: i finanziamenti richiesti sono spesso alti ed è difficoltoso reperire i fondi. È altrettanto vero che sono anche molto critico rispetto ad alcuni soggetti che offrono la possibilità di un micro-finanziamento iniziale agli Startupper, poiché talvolta illudono i ragazzi “mantenendoli” per qualche tempo per poi non riuscire a posizionarli con delle exit che siano efficaci rispetto alla loro visione. Il consiglio è quindi di avere un metodo, un piano per elaborare il processo di creazione e mantenimento della Start Up che tenga conto dell’importante aspetto finanziario.


Cosa l’Italia fa per le Start Up e cosa potrebbe imparare dagli altri player europei?

Di buono l’Italia ha cercato di fare attraverso il MiSe, il Ministero per lo Sviluppo Economico, delle attività di consulenza. Il MiSe è sempre stato a disposizione da questo punto di vista: ha un sito dedicato alle Start Up, ha creato Invitalia al proprio interno e ha concepito, con il medio credito, una garanzia per una sorta di prestito fino all’80% del richiesto, ma forse non è così attrattivo come potrebbero esserlo le iniziative degli altri Paesi dell’Unione Europea. Sul piano fiscale la detassazione per chi finanzia è meno attraente rispetto per esempio a quella inglese, inoltre la burocrazia pesa. Andrebbero concepiti dei correttivi attraverso un confronto: l’Italia può imparare a migliorare attraverso lo scambio. Un esempio di questo è dimostrato dall’ottimo lavoro che sta facendo il Politecnico: Stefano Mainetti, il responsabile di tutta l’area di incubazione di Start Up di PoliHub, ha recentemente chiuso un accordo con gli omologhi cinesi che porterà all’apertura di una sorta di grande incubatore italo-cinese. A mio parere poi gli Stati Uniti restano il Paese delle grandi opportunità: la fluidità del meccanismo e la semplicità normativa che li caratterizzano sono un esempio da seguire, con tutti i correttivi del caso da adattare al nostro sistema.


Milano, li 30 Novembre 2018

#StartUp

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