• Luca Brambilla

I due “giocatori” che mancano nella task force di Colao

La task force guidata da Colao ha un compito importante ed è ben assortita. Mancano però forse due figure importanti che sarebbe bene inserire


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Quando c’è un momento di crisi è bene mettere in campo le migliori risorse e quindi creare una task force multidisciplinare. Per questo sono tra quelli contenti e che guardano speranzosi al team di professionisti scelto dal nostro Premier Conte, guidato dal dottor Colao, ex Ad di Vodafone, e consulente con una lunga esperienza.

Pur facendo il tifo quindi per questa squadra che ha deciso di mettersi in gioco con generosità assumendosi l’enorme responsabilità di indicare strategie per uscire dalla crisi economica dentro la quale siamo ricaduti a causa del Covid-19, mi sembra opportuno indicare una serie di punti su cui è bene avviare un confronto diffuso e che possa essere d’aiuto all’intero team scelto dal Premier.


Altri colleghi, come me, hanno espresso il timore legato al fatto che molto probabilmente Colao non ha avuto modo di scegliersi i suoi diretti collaboratori. È evidente che in questa situazione straordinaria, il compito che la task force andrà a svolgere non sarà il classico lavoro in una normale azienda, ma necessita la soddisfazione di più voci. È per questo che trovo in ogni caso corretto che questo team sia stato composto da persone considerate autorevoli nel loro campo da una parte e da persone con matrice politica dall’altra e quindi in ultima battuta identificato dal Premier Conte.


Spesso e volentieri, infatti, in azienda siamo soliti dire che i propri colleghi di lavoro non ce li si sceglie. Detto ciò sicuramente un compito complesso che avrà Colao sarà quello di coordinare un team di persone che non conosce e di ogni ordine e grado di provenienza: sia per diverso background culturale, sia per diverso approccio metodologico, che per provenienza. Sappiamo inoltre che ogni grande squadra ha bisogno di tempo per fare quello che viene chiamato in gergo “spogliatoio” ovvero cominciare a conoscersi e ad agire in maniera coordinata.


In tal senso l’unico invito che voglio fare a tutti loro è quello di ricordarsi che per quanto seppur ciascuno di loro brilli nel proprio campo, è bene che adesso si mettano assieme, facendo una matrice comune, senza egoismi o desideri di primeggiare gli uni sugli altri e che tutti sappiano che l’intera nazione guarda a loro speranzosa; tutti si aspettano una risposta in tempi rapidi e che sia allo stesso tempo estremamente seria e strutturata. D’altra parte sono il nostro team di eccellenze e l’Italia necessita di risposte coraggiose.


Valutando i profili di questo team, da una parte sono soddisfatto che vi siano persone di varia provenienza quali psicologici, esperti di diritto e persone provenienti dal mondo della finanza, dall’altra sono preoccupato della mancanza di figure che reputo indispensabili per arricchire questa task force.



La prima è una persona che rappresenti in un certo qual modo gli imprenditori e in particolare le PMI. Se infatti sicuramente diamo per scontato che gli esperti consulenti chiamati da Conte conoscano il mondo aziendale, è anche pur vero che per quanto sia vasta l’esperienza di un consulente la visione che ha di un’azienda un imprenditore è sicuramente diversa da tutte le altre. Sorprende infatti notare come non si sia attinto a figure di geniali imprenditori che abbondano nel panorama italiano e che non si sia pensato di identificare neanche un referente per le grandi associazioni di categoria, prima tra tutte ovviamente Confindustria.


Ci sono invece diversi accademici, c’è chi dice addirittura troppi. Sappiamo bene infatti che la ricchezza è una diretta conseguenza del lavoro, e il lavoro deriva dalle aziende. Mi auguro dunque che il team di esperti si concentri sia sull’aiutare le grandi aziende, sia sull’aiutare quel tessuto che rappresenta in maniera indiscutibile l’economia italiana: le piccole medie imprese.


La seconda persona che a mio avviso manca è un esperto di comunicazione. In un momento in cui notiamo come lo stesso Governo abbia commesso gravi errori di comunicazione istituzionale, come ho avuto modo di sottolineare in un altro articolo, avere un esperto di comunicazione strategica o più nello specifico di crisi, mi sembra essenziale per poter rendere il più possibile comprensibile al popolo italiano gli interventi che verranno pianificati.


Sempre in un altro articolo avevo avuto modo di raccontare come durante un periodo di crisi, il direttore della comunicazione in azienda riveste un ruolo di un “primus inter pares” tra i vari executive e che guidi a stretto contatto con l’amministratore delegato le società durante tutto il periodo di crisi, coordinando il tavolo di esperti.


Da un lato reputo l’assenza di questa figura come una grave mancanza e dall’altro spero caldamente non sia stata una mossa di superbia dello stesso team del Premier che reputa di non aver bisogno di una miglior comunicazione. Resta poi evidente che l’annuncio delle analisi e delle strategie proposte dal team di Colao debba essere annunciata dallo stesso Premier.


Riassumendo quindi, la mia speranza è che questo team di 17 persone venga allargato con le due figure appena identificate e che la politica permetta di operare in totale autonomia la task force di Colao, senza eccessive “invasioni di campo”.


Infine, mi auguro che qualunque sia la ricetta della task force, gli italiani seguano le indicazioni del Governo con grande serietà come fino adesso hanno dimostrato di fare rispetto a tutti i decreti emanati. Siamo come dei malati che possono partecipare in maniera importante alla propria guarigione non solo affidandosi a un bravo medico, e indubbiamente la task force che abbiamo di fronte lo rappresenta, ma anche seguendo per filo e per segno le prescrizioni fornite.


Come diceva il geniale Giorgio Gaber: “capire la crisi non vuol dire che la crisi è risolta”. Occorre quindi che ciascuno faccia il suo, fosse anche solo un’azione apparentemente poco eroica come quella di restare a casa.


Fonte


Milano, lì 20 aprile 2020

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