• Carmelo Zambara

Il telefonino: da accessorio a luogo

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La storia del telefonino cellulare è simile a quella che sentiamo spesso in riferimento ad un figlio o un fratello minore: lo si vede tutto il giorno e non ci si accorge che sta crescendo, a meno che non ci si fermi a pensare.

E pensare che il primo concetto di telefono mobile risale al 1973, 2 kg di Motorola il quale, più che di una custodia, aveva bisogno di un carrello per essere portato in giro. Dieci anni più tardi, John F. Mitchell e il Dottor Martin Cooper misero in commercio il primo modello funzionante di quello che sarebbe stato l’oggetto del millennio.


Chissà se i due scienziati sopra citati avrebbero mai pensato che la loro invenzione sarebbe diventata così diffusa, così importante e così imprescindibile nella nostra vita. Con l’arrivo dello smartphone, il cellulare è cresciuto, dando inizio alla vera e propria nuova era per la comunicazione mobile. Grazie a questo oggetto, che una volta era un accessorio, adesso si può fare tutto, ovunque e in qualsiasi momento.

Paradossalmente l’evoluzione del telefonino è inversamente proporzionale all’evoluzione dell’ufficio. Una volta le scrivanie erano piene di appunti, orologi, calendari, agende, computer, cerca-persone, quaderni, fogli protocollo, grafici, pinzatrici, graffette, matite, penne e chi più ne ha più ne metta. Adesso tutto è stato concentrato in un dispositivo elettronico che pesa poco meno di 100 grammi. Anzi probabilmente lo smartphone ha funzioni e applicazioni che le scrivanie non avevano di certo.


In una recente intervista Reed Hastings, il CEO di Netflix, il colosso mondiale della tv on demand, ha dichiarato di non stare fisicamente in ufficio da almeno 10 anni, di non averne bisogno. I documenti, le pratiche e gli aggiornamenti di cui ha bisogno gli arrivano tutti direttamente sullo smartphone, con la firma digitale e le riunioni in webcam, si accorse di non avere più bisogno della scrivania e di essere sempre in giro praticamente, senza passare mai dall’ufficio.

Aggiungete la segretaria virtuale, i siti per il cloud dei file, l’avvocato e il commercialista on-line, le app per accedere da remoto a PC, stampanti e quant'altro e praticamente non solo non si ha bisogno della scrivania o dell’ufficio, ma si rischia di poter fare a meno di uscire di casa per lavorare.



Bisogna comunque ricordarsi che uno stile di vita, anzi di lavoro, del genere non è propriamente definibile "salutare". Abbiamo bisogno di ossigeno e di interagire con le persone. Lo smartphone si sta imponendo in tutti i modi ad essere il nostro ‘’altro’’ di riferimento in modo da non dover avere più bisogno di parlare dal vivo con le persone.

Ricordiamoci che la crescita della tecnologia ha dato al nostro telefonino il dono della parola, in maniera sistematica e computerizzata, ma comunque reagente ad uno stimolo vocale o ad una domanda da parte nostra: rispondendo come un essere umano, talvolta.

Il cellulare è diventato un vero e proprio luogo, dove ci si incontra, si chiacchiera, si chiudono affari, ci si innamora e dove si cresce: un posto dove si vive e lavora.

Rimaniamo dell’idea che tutti i tipi di business hanno una componente umana, soprattutto quelli che prevedono un rapporto con un altro individuo della nostra specie. Siamo ancora lontani dal sostituire il cliente con un ologramma direttamente nel salotto di casa (o forse no?).


Milano, li 19 Novembre 2018

#lavoro #abitudini

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