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  • Luca Brambilla

Il vero mestiere di un CEO in azienda

Gli amministratori delegati hanno essenzialmente due compiti su cui concentrare le loro energie per portare beneficio alle aziende


Tempo di lettura: 3 minuti


Qual è il vero mestiere di un CEO? Letteralmente questa sigla indica il Chief Executive Officer, ma di fatto non identifica la sua reale attività. Quando lavoro con un amministratore delegato spesso gli ripeto questa frase: “Tu sei pagato per fare due cose: fare strategia e motivare le persone. Quindi, ogni volta che entri nel dettaglio in ambito marketing, finance o altro non ti stai guadagnando il tuo lauto stipendio”.


All'inizio mi viene risposto che l’intento è di fare qualcosa di concreto, proprio come un direttore che si concentra sull'aumentare le vendite dei prodotti e dei servizi. Io però replico che non c’è niente di più concreto che fare strategia e motivare le persone. Fare strategia, infatti, significa dedicare del tempo a pensare a qual è la vision aziendale e quindi comprendere le ragioni profonde dell’esistenza stessa dell’azienda. Come si legge nel bel libro “Il gioco infinito” di Simon Sinek, ciò che porta le imprese a fallire non sono le rivoluzioni tecnologiche e i cambiamenti esterni, bensì l’incapacità degli imprenditori di comprendere qual è la strada per mantenere vivi gli ideali aziendali in una realtà in costante mutamento.


Il mondo del lavoro, infatti, spinge tutti a ragionare in una logica finita, cioè quella in cui si spende del tempo per avere in cambio del denaro. Un atteggiamento del genere però è perdente e logora la capacità creativa dell’uomo. Dopo aver identificato la strategia da compiere occorre comunicarla a tutti i dipendenti: per questo il secondo compito dei CEO è motivare le persone. Questo incarico sembra in apparenza facile. In realtà, le ricerche riportano dati sconcertanti che indicano che la maggior parte delle persone nelle aziende sono demotivate e che potrebbero performare sul lavoro oltre il 70% in più di quanto già non facciano.


Sono tanti i problemi insiti nel motivare le persone ma quello più diffuso nelle aziende è sempre lo stesso: tendiamo a motivare gli altri secondo le nostre motivazioni. Come insegna invece il Metodo O.D.I.®, sono tre i passi per comunicare in maniera strategica riuscendo così a trasmettere il proprio messaggio.



Il primo passo è quello denominato “osserva”. In questa fase gli imprenditori dovrebbero prendersi del tempo per ascoltare attentamente lo stato d’animo e gli umori dei propri collaboratori. Non è un caso che tra gli esempi dei grandi CEO presentati da Sinek, tutti coloro che hanno saputo dare una svolta verso il successo hanno passato mesi a dialogare con tutti i collaboratori. Penso ad esempio ai CEO di aziende come Ford e Disney.


Il secondo passo è quello della “domanda”, quello in cui si verificano e si approfondiscono gli elementi osservati, superando i propri possibili pregiudizi. Il terzo passo è quello denominato “intervento”, in cui il CEO compie l’azione di motivare i propri stakeholder interni ed esterni utilizzando le leve motivazionali, cioè le reali aspettative che ha ricavato dall’ascolto attento durante le due prime fasi.


Seguendo il Metodo O.D.I.®, quindi, i leader hanno davanti a sé una strada da percorrere per svolgere al meglio il compito di motivare le persone. Tutte le altre attività non sono altro che sotto categorie o conseguenze. Invito quindi chi guida un’organizzazione, piccola o grande, di concentrarsi su ciò che è fondamentale senza perdere tempo in attività secondarie, seguendo il suggerimento del bellissimo aforisma di René Char: “L’essenziale è minacciato senza sosta dall’insignificante”.


Fonte


Milano, 9 marzo 2020