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Le emozioni sono universali?

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L’esperimento di Ekman e Friesen

Facciamo tutti le stesse espressioni? Paul Ekman, celebre psicologo statunitense, insieme a Friesen, negli anni sessanta condusse degli esperimenti sulla manifestazione delle emozioni umane. Lo psicologo si recò in Brasile, in Cile, in Argentina e in Giappone per testare le reazioni delle popolazioni locali a certe emozioni. Mostrò ai vari pubblici stranieri le medesime foto di persone nordamericane con volti tristi, arrabbiati o felici e notò come tutti fossero in grado di comprendere e riprodurre poi le medesime espressioni. Spostò successivamente l’esperimento in Nuova Guinea, un area del mondo più arretrata dal punto di vista della comunicazione, per testare l’affidabilità della sua teoria, ma rimase nuovamente impressionato dal risultato concordante. Poiché la tristezza veniva interpretata da ogni popolazione come tristezza dedusse che le espressioni fossero universalmente comprese e universalmente manifestate.

Le emozioni sono universali?

Se esistono movimenti facciali innati, comuni a tutta l’umanità, parimenti dovrebbero esistere delle emozioni comuni che li causano. Ekman definisce pertanto delle emozioni primarie universali.

  • Felicità

  • Sorpresa

  • Disgusto

  • Rabbia

  • Paura

  • Tristezza

Un’emozione provoca un’espressione facciale che può essere volontaria o involontaria. Dei 46 muscoli facciali adibiti alla manifestazione di un’emozione alcuni di essi agiscono inconsapevolmente. È il caso delle microespressioni, impossibili da evitare. Altri muscoli agiscono invece volontariamente e sono spesso utilizzati come strumento di interazione sociale. Esiste inoltre un rapporto tra l’espressione del volto e la risposta emotiva dell’interlocutore. Una prolungata osservazione di un’espressione emotiva è in grado di scatenare la medesima emozione.


Milano, li 26 Novembre 2017


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