• Luca Brambilla

L'incongruenza nella Comunicazione Non Verbale

Aggiornato il: 19 set 2018

Tempo di lettura: 2 minuti


Spesso, in realtà troppo spesso, quando un sedicente esperto di CNV nota un’incongruenza nel linguaggio non verbale di qualcuno grida subito “bugia!”. “menzogna!” e così via. In realtà l’incongruenza può avere molteplici ragioni, ed è compito di chi studia la CNV ricondurre detta incongruenza in uno di questi ambiti:


1. Scarsa convinzione: una persona può rivelare inconsciamente che non si sente adeguata a sostenere realmente quello che ha detto. Si pensi a un giovane che è appena stato promosso a un’importante carica da dirigente, e si sente ancora frastornato da quella promozione inattesa e che forse inconsciamente sente come immeritata, data la sua giovane età e la sua inesperienza. Non ci si dovrà quindi sorprendere troppo se sul suo viso comparirà una micro-espressione di dubbio quando si presenterà dicendo la sua qualifica al possibile cliente.


2. Conflitto interiore: anche qui avviene un contrasto tra il verbale e il subconscio. Il classico caso è quello che avviene tra ragazzi, quando uno domanda all'amico se gli piace quella tale ragazza, e l’amico dice “no” a parole, finendo poi per annuire involontariamente con la testa e diventando rosso.



3. Falso o menzogna: in questo caso la persona voleva proprio mentire e ha fatto di tutto per nascondere la propria menzogna, cercando ad esempio di trattenere le proprie emozioni o dimostrandosi determinato nell'affermare una certa cosa. Si potranno andare a vedere i frame delle micro-espressioni facciali per verificare se ci sia o meno concordanza tra comunicazione non verbale o meno e svelare l’inganno. Si deve tenere a mente che si dice che il poligrafo abbia un grado di certezza del 50%, mentre un utilizzo approfondito della CNV può arrivare fino all'86% di probabilità di scoprire una menzogna.


4. Processo di integrazione emotiva: questa è sicuramente una delle situazioni più complesse da decifrare. Si tratta del caso in cui vi siano dei deboli segnali che stonano con quanto raccontato, anche se quello che viene detto è sostanzialmente vero. Il caso da manuale è quello di una persona che ha subito un trauma come una gamba rotta o un grave lutto, e nel raccontare che adesso invece sta bene e ha ri-iniziato a vivere serenamente tradisce quanto detto con qualche micro-espressione di dolore. In questo caso quindi la persona non sta mentendo ma semplicemente assimilando e gestendo un trauma, e un occhio esperto potrà notare il grado effettivo di solidificazione del passaggio del trauma.


Milano, li 1 Giugno 2017


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