• La Redazione

La pratica rende perfetti bugiardi

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L’arte di mentire non è semplice ma è facile accorgersi che la pratica rende sempre più vicini alla perfezione. È comprensibile quindi supporre che più mentiamo più diventeremo bravi a farlo. Uno studio recente ha confermato questa teoria, supportandosi di prove neuro-scientifiche. Il cervello, infatti, si adatterebbe a mentire fino al punto in cui l’amigdala, responsabile dello stato di stress in cui siamo durante l’atto di mentire, non produce più reazioni negative. Di conseguenza siamo in grado di mentire senza più mostrare alcun tipo di emozione e di conseguenza nessun tipo di reazione corporea incoerente con il nostro linguaggio verbale.



In cosa consiste lo studio?

Ad un gruppo di persone è stato affidato il compito di contare delle monete contenute in un barattolo, spingendole  a dichiarare un numero maggiore di monete. Contemporaneamente veniva esaminata l’attività della loro amigdala. Coloro che mentivano registravano un’attività sempre minore in concomitanza con il susseguirsi delle bugie. Ciò che è veramente interessante è che nemmeno la portata della bugia influisse sulla diminuzione dell’attività dell’amigdala. Nonostante la bugia crescesse, il cervello produceva sempre meno stati emotivi negativi. L’autore dello studio, il dott. Tali Sharot ha sottolineato la gravità di questo risultato dal momento che la capacità di dire piccole menzogne, con la pratica, può evolversi in atti di disonestà considerevoli. Inoltre, poiché l’amigdala si abitua alla menzogna, il soggetto non solo si sente sempre meglio a mentire, ma è persino sempre più incline a farlo. Questo esperimento stimola a riflettere su quelle che sono le potenzialità del cervello umano in questo frangente, ovvero cosa è in grado di sopportare e come è in grado di adattarsi a diversi tipi di situazioni e stati mentali.


Milano, li 26 Novembre 2017


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