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La psicologia alla base dei nomignoli nelle coppie

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I nomignoli sembrano dividere l’opinione comune: c’è chi li ama e chi li odia. Secondo alcuni studi, inventare nuovi termini per dimostrare affetto sarebbe un comportamento collegato alla figura materna. I nomignoli funzionerebbero infatti con lo stesso meccanismo che guida il linguaggio rivolto dai genitori ai bambini molto piccoli: a questi ci si rivolge infatti con un lessico volto al buon apprendimento della lingua e alla contemporanea espressione di sentimenti di affetto e amore, funzionali al creare un legame profondo tra madre e figlio. Le coppie, parlando in questo modo, ritornano alla loro esperienza di quando erano bambini e al loro primo amore: la loro madre.


I nomignoli hanno anche la funzione di alimentare la vicinanza e la complicità con il nostro partner: la sintonia che percepiamo con il nostro partner al solo guardarlo, equivale alla vicinanza affettiva veicolata dal nomignolo. Questo fenomeno è comprovato anche da alcune ricerche: è stato infatti rilevato come all’uso di nomignoli corrisponda un più elevato livello di soddisfazione nella coppia. Viceversa quelle coppie che non si servo di vezzeggiativi, risultano essere mediamente più infelici. Tuttavia, l’uso di nomignoli sembra diminuire con il passare del tempo e con il maturare della coppia: dagli studi è emerso come le coppie sposate da meno di cinque anni e senza figli siano più inclini a servirsene, mentre, viceversa, le coppie più collaudate sembrano usarli molto di meno. È importante comunque enfatizzare che, sebbene i soprannomi siano generalmente segno di amore, qualora il nostro partner ci chiami ripetutamente in un modo che non apprezziamo, potrebbe essere segno che non ci rispetta. A volte i nomignoli sono usati per imporre il potere su un altro. Per esempio chiamare una cameriera ‘cara’ o ‘tesoro’ può essere un modo per enfatizzare il suo “subordinato”. Così come chiamare le donne in ufficio ‘ragazze’ invece che colleghe. C’è un grandissimo potere insito nel dare nomi alle cose: ma quando questo potere è esercitato da chi sceglie di servirsene a proprio esclusivo vantaggio, i soprannomi possono fare grandi danni.



In generale, comunque l’uso di nomignoli per i nostri cari dimostra che la maggior parte di noi sente il bisogno di esprimere il proprio affetto con le parole, anche quando il linguaggio del corpo, uno sguardo amorevole o un abbraccio esprimono lo stesso significato. È comunque interessante notare come i nomignoli di caratterizzano negli altri paesi.

Nel Regno Unito, si usano parole che indicano animali o cibo (tendenza che sembra essere abbastanza comune anche nel resto del mondo).

In Francia si dice "mon petit chou "che significa "mio piccolo cavolo".

Nei Paesi Bassi, le persone chiamano le loro fidanzate "dropje", che significa "caramellina".

In Spagna si dice "media naranja", che significa metà arancia: il senso è che quando sono insieme fanno un’arancia intera.

In Thailandia la persona amata viene chiamata "chang noi", ovvero "elefantino".

In Germania si dice "Spatz", ovvero "passerotto".

In Polonia si dice "myszka", che significa "topolino".


Milano, li 10 Aprile 2018

#cervello #abitudini

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