• Carmelo Zambara

Quando la mission diventa una vera missione

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In un mercato in continuo cambiamento, dove la diversificazione dei contenuti diventa sempre più ardua è difficile parlare di qualcosa di nuovo. La mission aziendale o mission statement è una di quelle cose che deve obbligatoriamente essere diversa dagli altri.

La mission viene solitamente posta sull’home page dei siti aziendali o scritta in caratteri cubitali sulle diapositive prima dei CDA o delle riunioni aziendali. Diventa una seconda pelle, in certi casi vale più del logo, e per concepirne una, esattamente come accade ai loghi, non basta il dettato del CEO di turno, bensì a volte richiede l’assunzione di un team o di una realtà specializzate nel crearla.


Nel caso in cui non si avesse tempo e/o denaro per tale operazione si può sempre operare da soli a riguardo, anzi, il più delle volte, quando è il titolare stesso a crearla, il risultato è un colpo vincente. È il caso di Microsoft dove fu lo stesso Bill Gates a scrivere di suo pugno (o per meglio dire "di sua tastiera") la mission della celebre potenza informatica: ‘’Our mission is to empower every person and every organization on the planet to achieve more.’’ (Consentire a individui e aziende di tutto il mondo di realizzare appieno il proprio potenziale). Non si direbbe sia la mission di un’azienda informatica ma con scaltrezza si propone come soluzione per tutti, senza badare alla concorrenza o all'effettiva fattibilità della missione. E' probabilmente una delle mission più argute di tutte. Furbizia.


Qualora non si avesse la brillantezza di Gates si può sempre seguire un brevissimo schema per riuscire al meglio a creare la propria di mission:

1. Chi siamo?

2. Cosa vogliamo fare?

3. Come intendiamo farlo?

4. Perché ci rende diversi dagli altri?

Se non si vuole finire nel filosofico si può comunque rimanere coi piedi a terra ideando qualcosa di lineare e pulito, senza addobbi grammaticali e giri di pensieri. Come la celebre e pragmatica mission di Google: “Organize the world’s information and make it universally accessible and useful.” (Organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e utili). Qui la missione di Google è ben chiara: tutti devono avere accesso alle informazioni, tutti posso sapere qualsiasi cosa in qualsiasi momento. Democrazia.



Nel caso in cui si volesse dire tutto, ma proprio tutto, di quello che si fa e di come lo si fa, si può prendere spunto dalla lunga e (forse troppo) sincera mission di Ikea. La multinazionale svedese dell’arredamento esordisce così: ‘’La visione strategica di Ikea è quella di creare una vita quotidiana migliore per la maggioranza delle persone. Ciò significa fare del nostro meglio per creare un mondo in cui ci prendiamo più cura dell’ambiente, delle risorse del pianeta e delle persone. Siamo consapevoli che si tratta di un impegno continuo e che a volte noi stessi siamo parte del problema, ma lavoriamo strenuamente per contribuire alla soluzione”.

Probabilmente sono stati più onesti di quello che avrebbero dovuto essere, ma Ikea fa della trasparenza e della semplicità il suo cavallo di battaglia da anni. Ikea lavora con le famiglie per le famiglie e pur sapendo che lavorare con il legno vuol dire abbattere alberi, continua nei suoi propositi di voler valorizzare un sentimento comunque come quello del bene verso il pianeta. Onestà.


In definitiva nelle mission aziendali bisogna distinguersi senza copiare da nessuno. È importante averne una scritta sul proprio sito, ma anche, e soprattutto, nella testa. Se non si sa chi si è, cosa si fa e perché lo si fa la mission è l’ultimo dei problemi. La vera missione diventa conoscersi.


Milano, li 14 Novembre 2018

#lavoro #obiettivi

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