• Luca Brambilla

Soft Skills e M&A: intervista a Massimo Girardi

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Ho avuto il piacere di intervistare un esperto Advisor di M&A, il Dott. Massimo Girardi, per esplorare questo ambito lavorativo che, purché molto tecnico nella sua concezione, coinvolge molti aspetti inerenti alle Soft Skills.


Cos’è l’M&A?

In Italia abbiamo preso l’abitudine di utilizzare termini stranieri per definire molti concetti, non fanno eccezione gli esperti della finanza e di questo campo: la sigla indica la formula “fusioni ed acquisizioni”, appunto Merger & Acquisition. Parliamo sostanzialmente di operazioni straordinarie, ovvero tutto ciò che esula dalla vita ordinaria dell’azienda, ad esempio una fusione, una scissione, un’acquisizione ecc. All’interno di questo panorama ci possono poi essere distinzioni tra le multinazionali, per cui questo tipo di operazioni avvengono con una frequenza discreta, e le piccole e medie imprese, a cui invece capita un’unica volta ed è spesso un processo piuttosto sofferto psicologicamente.


In questa prospettiva, nel rapporto con le piccole e medie imprese, quali Soft Skills sono utili per affrontare al meglio queste operazioni?

Mentre con le grandi aziende si ha l’impressione di parlare la medesima lingua, in quanto si tratta di processi basati su technicalities di cui l’azienda è ben conscia e per le quali ha spesso una divisione interna dedicata, con le piccole aziende devi invece trattare con chi l’ha creata, il quale la considera alla stregua di un figlio e quindi è necessario basare tutto sull’aspetto piscologico. Ciò naturalmente implica una serie di problematiche a partire dal processo decisionale per arrivare all’aspetto più pratico: mi è capitato, per esempio, nel corso della mia carriera, di arrivare all’ultimo momento, dal notaio per la firma, e sentirmi dire dal cliente, un uomo di 85 anni, “io però domani poi cosa faccio?” e in quel caso ho dovuto passare ore a convincere quella persona che non si poteva più tirare indietro, ma il caso è esemplificativo per far comprendere che tipo di situazioni relazionali ci si può trovare ad affrontare. Una caratteristica che io reputo molto utile da avere sono “i capelli bianchi”, ovvero l’esperienza: l’errore che fanno le grandi società di consulenza è mandare un giovane che utilizza molti termini in inglese a parlare con questi imprenditori ormai piuttosto navigati: parlano una lingua diversa e difficilmente il giovane convincerà l’imprenditore a prendere una decisione in merito, per esempio ad una divisione o ad una successione.



Quali sono le problematiche tipo che sorgono nelle successioni?

Sono dinamiche relazionali, quindi ci sono problemi presenti per esempio nei rapporti tra genitori e figli. La mancanza di delega è uno di questi: da una parte l’imprenditore padre vuole avere il controllo e gestire sempre tutto per poi trovarsi ad una certa età a dover affidare tutto al figlio che tuttavia non ha esperienza, dall’altra i figli spesso non vogliono la responsabilità dell’impresa o non hanno la capacità gestionale per guidarla. Un altro tipo di problema sorge quando ci sono due eredi e l’azienda è divisa in due: diventa ingovernabile, ci vuole una persona unica che gestisca tutto.


Come si porta in aula una materia come l’M&A?

Durante le mie lezioni ci sono delle fasi di studio teorico dei casi e delle fasi pratiche di esercitazione. Mi reputo piuttosto “cattivo” come docente in quanto propongo ai miei studenti casi concreti difficili e che ho vissuto anche io, su cui esercitarsi, per fare in modo che apprendano il più possibile in prima persona ciò che è importante sapere per questo mestiere. Attraverso esercitazioni basate su casi reali, infatti, entrano in gioco anche tutti gli aspetti psicologici riguardanti il capire le persone e il capire che la teoria, o meglio ciò che ipotizzi di poter fare, anche a livello legale, è diverso dalla situazione che poi ti ritrovi a dover affrontare dopo l’acquisizione. C’è poi tutto l’aspetto di gestione dei conflitti dentro il team, composto da legali, fiscalisti, banche ecc. Questo per dire che devi poter toccare con mano tutti i vari aspetti del business per essere in grado di dialogare in modo intelligente con i vari professionisti.


Raccontaci la tua storia e suggeriscici come un giovane può raggiungere i risultati che hai raggiunto tu.

Io ho seguito un percorso classico per quelli che erano i miei tempi: prima ho lavorato in una società di revisione, un’esperienza utilissima per acquisire elasticità sui numeri, una abitudine non così diffusa ultimamente in quanto tutti si aiutano con la tecnologia, in seguito ho lavorato in uno studio di valutazioni con il Prof. Provasoli, un tempo Rettore della Bocconi, un uomo di elevatissima cultura tecnica ed etica. Nel 1991 ho fondato con altri soci DGPA&Co, società nella quale mi occupavo di consulenza per le valutazioni, mentre ora sono Advisor indipendente. Questa è un’attività dove non c’è molto da studiare a livello teorico. Al di là delle technicalities che sono fondamentali come base quantitativa per capire l’impatto che le cifre hanno sull’azienda, è necessaria tanta esperienza ed è quindi utile lavorare nelle società che si occupano di questo genere di processi così come lo è avere un maestro che ti segua e che ti possa insegnare ciò che ti serve sapere, tramandandoti il suo know how.


Milano, li 8 Gennaio 2018

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