• Luca Brambilla

Lo spazio vitale: l'aneddoto della diva

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Una volta, una domenica mattina per essere precisi, mi sono svegliato a causa del cellulare che suonava in maniera impertinente e quando ho risposto, ho riconosciuto al telefono la voce del mio amico C. che mi chiedeva di vederci per un caffè che doveva assolutamente raccontarmi una cosa. Non bisognava certo essere esperti di CNV per capire che si trattava di una donna, visto che si era messo a parlare velocemente, aveva un tono di voce alto ed eccitato. Fatto sta che dopo mezz'ora eravamo al bar vicino a casa mia a berci un caffè. C. mi raccontò che il giorno prima aveva conosciuto una diva, una ragazza bellissima. Partì con la solita sfilza di complimenti che ciascun uomo farebbe a una bella donna come “bellissima, intelligente, simpatica” fino a citare un aggettivo strano, perché disse che era “aristocratica”. Mi incuriosì la scelta di quel termine e gli chiesi come mai reputava che fosse aristocratica e mi rispose che era sempre composta, nel vestirsi, nei modi, nel sedersi e anche nel ridere addirittura. Dopo mezz’oretta che raccontava mi misi in posizione per andarmene e tornare a casa, magari proprio a letto visto che erano ancora le 9.00 del mattino della domenica. Ed ecco che venne fuori la richiesta: “Andiamo assieme venerdì prossimo in un locale che frequenta che ci chiacchieriamo e poi mi dici cosa fare?”. Io al solito risposi che come lavoro non faccio il cupido e quel genere di argomenti non mi interessavano. Aggiunsi, per scoraggiarlo del tutto, che forse era meglio se si trovava un’altra donna da conquistare visto che lui era un ragazzo semplice tutto abbracci e pacchi sulla spalla, da brav’uomo del sud. Ovviamente alla fine mi convinse ad andare con lui. E fu così che il venerdì successivo andando in un locale da fighetti e ci sedemmo a un tavolo da otto persone a cui c’era anche la diva.


Normalmente non sono frettoloso ma in quella occasione mi bastarono veramente pochi minuti per capire che il mio amico C. non avrebbe conquistato la diva neanche tra un milione di anni. Dopo venti minuti eravamo fuori tutti e due a fumare ed ecco che iniziò a chiedere suggerimenti e a domandare come stava andando. Io tagliai corto dicendo che quella donna aveva un uovo prossemico ampio almeno il doppio delle altre persone data la sua educazione e il ceto nobiliare che normalmente frequentava. Vedendo il volto perplesso del mio amico gli spiegai che in sostanza ognuno di noi ha una sorta di spazio ovale che ci circonda e dentro al quale ci sentiamo al sicuro. Ogni persona che si rapporta a noi si può permettere di starci più o meno vicino a seconda del grado di intimità che ha con noi. Quindi se una persona che non conosciamo sarà tendenzialmente a un metro di distanza mentre ci parla frontalmente, un amico a mezzo e solo chi è intimo può avvicinarsi ulteriormente. Essendo che lo spazio vitale di cui abbiamo bisogno ha una forma ovale se uno ci si avvicina di lato lo possiamo tollerare di più. Il mio amico a quel punto aveva capito che un approccio a quella donna era infattibile perché lui, provenendo dal sud Italia, era abituato a “toccacciare” tutti, senza rispettare neanche le regole base dell’uovo prossemico. Per consolarlo gli disse che in realtà esistevano dei metodi per aumentare l’intimità e pian piano penetrare lo spazio che quella donna si era costruita attorno a sé con anni di rapporti freddi e puramente formali, ma a quel punto il buon C. si era totalmente disinteressato della diva e concluse semplicemente dicendo: “Io voglio una donna che mi baci, abbracci e sia passionale. Le dive me le guardo in TV!”. Fu una serata che finì tutto sommato in gloria perché C. tornò a casa avendo finalmente capito che per stare bene non doveva trovare per forza la più bella di tutte le donne, ma più semplicemente una con cui avrebbe potuto passare dei momenti in armonia.


Milano, li 26 Novembre 2017


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