• Luca Brambilla

I tre obiettivi dello studio della Comunicazione Non Verbale

Aggiornato il: 11 set 2018

Tempo di lettura: 2 minuti


Si potrebbero sintetizzare gli obiettivi derivanti dallo studio della CNV in tre macro aree.


1. Capire meglio se stessi: lo studio della propria gestualità, della postura, dei segnali che generalmente emettiamo con il corpo è sicuramente un valido aiuto per meglio comprendere come ci muoviamo nel mondo, in che maniera ci rapportiamo con le persone e che tipo di reazione abbiamo di fronte alle circostanze quotidiane. Se uno studente ad esempio nota che ogni volta che parla con una certa ragazza si trova con le mani sudate, non riesce a sostenere lo guardo e gli aumenta il battito cardiaco, avrà di sicuro gli elementi in mano per dire che prova qualcosa per la ragazza in questione. Quanto più si diventa seri nell’osservarsi e comprendere cosa proviamo, e di conseguenza a reagire di fronte alle cose, tanto più sarà facile tornare nella condizione di pace interiore che è certamente lo stato mentale in cui conviene trovarsi non solo se bisogna prendere importanti decisioni, ma anche durante una giornata tranquilla e apparente ordinaria.

2. Capire meglio gli altri: lo studio della CNV ha certamente come sposo intrinseco quello di comprendere meglio le persone con cui ci rapportiamo e verificare se l’impressione che crediamo di fare sia reale o solo una nostra immagine. Pensate a un signore a tavola che si metta a raccontare barzellette volgari in presenza di signore. Lui magari le troverà spassosissime, e dopo la prima ne racconterà una seconda e poi una terza, non rendendosi conto che le donne avranno una posizione di chiusura: si saranno sedute con la schiena appoggiata per allontanarsi dal tavolo e con un’espressione di disgusto sul viso. Studiare la CNV serve quindi a evitare di vivere in una bolla piena di nostre fantasie.


3. Attuare una comunicazione strategica: imparando a leggere la CNV si impara ad avere un flusso continuo e diretto di feedback da parte del nostro interlocutore, e si potrà rendere la chiacchierata più piacevole senza continuare a battere il chiodo su un argomento che il nostro interlocutore ritiene spiacevole. Un aneddoto personale potrà essere d’aiuto: qualche mese fa partecipai a una riunione come “osservatore”, chiamato da un imprenditore che doveva confrontarsi con un collega riguardo la trattativa sull’acquisto di un’azienda. Studiando il non verbale del venditore si riuscì a scendere fino al reale prezzo sotto al quale sicuramente non avrebbe ceduto l’azienda. Alla fine della riunione, l’imprenditore che mi aveva chiamato mi ringraziò dicendo che aveva speso oltre 500.000 euro in meno della sua migliore previsione. A parte questo caso eclatante, rimane sempre vero che spesso ci svendiamo o compriamo cose troppo al di sopra del suo valore.


Milano, li 4 Giugno 2017


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