Come i pregiudizi possono ostacolare il lavoro

In ambiente lavorativo spesso può capitare che il giudizio di un responsabile o di un collaboratore sia condizionato da dei pregiudizi, ovvero preconcetti che ognuno di noi ha, di cui ci si può non rendere conto e che possono alterare una decisione. Capita quindi che un collega possa ricevere una promozione al nostro posto nonostante i nostri sforzi o che vengano affidati dei compiti in base a dei criteri sbagliati.

Quali sono i pregiudizi più diffusi?

  1. Il desiderio di appoggio. Non è raro che un responsabile si circondi di persona che la pensano al suo stesso modo, soprattutto perché fa piacere sentirsi dire di aver ragione riguardo un argomento o sentirsi affini intellettualmente. Ciò comporta, tuttavia, il conseguente allontanamento di chi non la pensa allo stesso modo e possibilmente l’allontanamento di una critica costruttiva o di un punto di vista differente.pregiudizio
  2. Il gruppo. Similmente alla situazione precedentemente discussa, al lavoro si creano spesso dei legami di amicizia o di conoscenza. Si creano dei gruppi accomunati da affinità comportamentali o semplicemente dalle mansioni lavorative. Facendo ciò si tende tuttavia a reputare tale gruppo come migliore degli altri, giustificando i successi di altre persone estranee con, per esempio, la fortuna. Ciò ovviamente causa la mancanza o la difficoltà di cooperazione da parte di nuovi elementi, siano essi responsabili o collaboratori e possibilmente anche la mancanza di un giudizio oggettivo in merito a determinate scelte lavorative.
  3. Il passato condiziona il futuro. Non capita spesso che il nostro giudizio su una persona, maturato in un discreto arco di tempo, cambi. Se riteniamo che un collaboratore abbia sempre lavorato bene, difficilmente cambieremo idea e non è detto che ci sbagliamo. Ciò tuttavia comporta spesso, soprattutto da parte di un responsabile, la valutazione di una prestazione sulla “reputazione” piuttosto che sull'effettiva resa. Allo stesso modo se un collaboratore commette un errore, esso peserà di più, in termini di giudizio, di tutti gli altri successi che egli ha raggiunto.gruppo
  4. Bello vuol dire bravo. Soprattutto in fase di selezione e di colloquio, nella valutazione di un candidato, si prende in considerazione l’aspetto fisico associandolo, erroneamente alla competenza.
  5. Abitudine. La routine comunica sicurezza ed è preferita alla paura per il cambiamento, che viene inesorabilmente collegato al fallimento, o perlomeno, al peggioramento di una situazione. Tuttavia ciò impedisce qualsiasi tipo di evoluzione o di sperimentazione.
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