Quanto ha ragione il tuo istinto?

Quanto bisogna fidarsi del proprio istinto sul lavoro? Sembra una domanda banale e scontata, ma di fatto capire quando è il momento di essere razionali e quando invece di lasciarsi condurre dal proprio istinto, non è per niente facile. Che si tratti di manager e leader, così come di medici o terapisti, il discorso non cambia: istinto e razionalità si combattono sempre.
Il nostro istinto si collega con la parte più primitiva, emotiva e intuitiva del nostro cervello, quella che ha assicurato la nostra sopravvivenza: riconoscere immediatamente cosa fosse buono e cosa no, chi fosse un amico e che un nemico pericoloso, era un'abilità fondamentale negli stadi più primitivi della nostra esistenza. I nostri cervelli individuano ancora oggi, proprio a partire da questa mentalità “tribale”, le caratteristiche fisiche e comportamentali che ci piacciono negli altri, e che, da sole, ci fanno dedurre un giudizio positivo su chi ci sta di fronte.

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Nella società moderna, tuttavia, la nostra sopravvivenza è molto meno a rischio e il nostro istinto tende a farci concentrare su informazioni sbagliate o comunque non fondamentali nel prendere le nostre decisioni. Generalmente chi ci assomiglia in termini di età, sesso e background socioculturale, è più probabile che ci piaccia di primo acchito: ad influire sul nostro istinto si aggiungo anche dettagli che potremmo ritenere insignificanti, come abbigliamento, modo di parlare e gestualità.
La prima regola della comunicazione non verbale insegna che siamo più attratti dalle persone che ci somigliano, imitando il nostro modo di fare, parlare e muoversi: identificheremmo immediatamente, infatti, quelle persone come appartenenti alla nostra “tribù” (per ricollegarci al nostro passato ancestrale) e, conseguentemente, come individui amichevoli.
Il nostro cervello funziona secondo due schemi: uno che potremmo definire “automatico”, e uno razionale. Reagire in maniera istintiva alle cose è opera del cervello “automatico”, che nella maggior parte dei casi prende decisioni giuste, ma nondimeno commette alcuni errori sistematici di pensiero, noti come pregiudizi cognitivi.
La modalità razionale del cervello, nota come sistema intenzionale, è deliberato e riflessivo: per metterla in moto sono necessarie concentrazione e sforzo, ma ha il vantaggio di andare a scovare e correggere gli errori commessi dal sistema “automatico”.  In questo modo, possiamo affrontare gli errori sistematici compiuti dal nostro cervello nelle nostre relazioni sul posto di lavoro e in altri settori della vita.

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Le nostre intuizioni non sempre ci tornano utili nel prendere le decisioni migliori: bisogna saperle usare correttamente, sopratutto in ambito lavorativo, dove la tendenza sarebbe quella di circondarsi di persone che ci piacciono istintivamente perché sono simili a noi, ma con cui rischiamo di non lavorare bene perché sono effettivamente troppo simili a noi.
Una buona soluzione è usare il cervello razionale per superare il nostro spirito tribale: sarà bello, così facendo, notare i modi in cui gli altri sono diversi da noi.
Talvolta però l'istinto gioca anche dalla nostra parte: molto spesso il sentimento di non fiducia nasce da alcuni piccoli comportamenti prossemici, come socchiudere gli occhi, distogliere lo sguardo, o sorridere poco. Per questo è sempre fondamentale prestare attenzione alla comunicazione non verbale, perché è il modo migliore di decodificare il nostro istinto.
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