Solo l’uomo “0.0” può resistere alla schizofrenia digitale

Oscar di Montigny è direttore Marketing, comunicazione e innovazione di Banca Mediolanum. Lo abbiamo incontrato, scambiando con lui qualche riflessione sulla centralità dell'uomo in un mondo in continua evoluzione tecnologica e sul valore della gratitudine.

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Che cosa ti ha spinto a svelare così tanto del tuo universo intimo e famigliare in un libro denso qual è, in effetti, “Il tempo dei nuovi eroi”?
Patrizio Paoletti era solito dire una frase, che è poi diventata il mio mantra: “fai della tua vita un dono, e fai di questo dono qualcosa di significativo per l’insieme”. È proprio in quest’ottica che prende forma questo libro. Ho sentito il forte desiderio di condividere i miei pensieri e le mie riflessioni: è vero che avevo già parlato di me nel mio blog (oscaridimontigny.it), così come in conferenze, speech e lezioni universitarie di tutti i tipi, ma la completezza che fornisce un libro è difficilmente eguagliabile nella frammentarietà di post singoli o di interventi di speech: un libro è a tutti gli effetti uno strumento maieutico per un’indagine interiore profonda e completa.

Questo libro vuole essere il tuo ritratto, ma inevitabilmente immortala l’uomo che eri un anno e mezzo fa, quando il libro è uscito: come sei cambiato? E soprattutto, quando uscirà il prossimo libro?
Non so davvero quando uscirà. Il mio editore vorrebbe ricevere presto una seconda pubblicazione dal momento che “Il tempo dei nuovi eroi” ha avuto un discreto successo, soprattutto grazie ai numerosi eventi, di varia natura, in cui mi è stato chiesto di presentarlo. La particolarità di questo libro è che si rinnova costantemente, perché le tematiche di cui tratta sono sempre molto attuali: è una provocazione all’urgenza di organizzarci, come singoli cittadini, in un nuovo movimento rinascimentale.

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In un momento in cui tutti parlano di rivoluzioni tecnologiche, e siamo tutti in preda, grazie ai cellulari, a una schizofrenia digitale, non ti senti solo nel voler rimettere l’uomo al centro?
Parlare della centralità dell’uomo oggi significa parlare di quello che io chiamo “0.0”. In epoca in cui tutti si rincorrono e vogliono arrivare prima a nuovi e grandi risultati, 0.0 non significa “andare piano” o “indietro”, ma semplicemente andare al centro, ritornare, cioè, al vero scopo e senso delle cose. Al giorno d’oggi l’uomo da scopo finale è stato trasformato nel mezzo, bisogna che l’uomo torni al centro, e in un tempo in cui tutto va estremamente veloce, riflettere sulla centralità dell’individuo, andare a dire davanti a 100mila persone “l’uomo è al centro” ti porta a diventare famoso, paradossalmente, dicendo l’ovvio. Questo perché abbiamo rimandato per troppo tempo la presa di coscienza di quello che è veramente importante.

Una delle colonne portanti di questo libro è il tema della gratitudine. Considerando il grandissimo impegno che metti nella cura degli altri, dove trovi il tempo per riflettere e riposarti?
Gli eroi non si riposano, gli eroi si rigenerano mantenendo un contatto con la propria vocazione. È altresì vero che quello che si trova nel libro non mi rispecchia in maniera totale: quello che scrivo è il modello a cui tendo. Mi sforzo e mi impegno, però, a non uscire troppo dal tracciato che voglio seguire. Il nuovo eroe è colui che ogni giorno ha come obiettivo riuscire a fare la differenza per se stesso e per la comunità in cui vive, tenendo sempre a mente che con comunità dobbiamo intendere l’umanità intera, senza distinzioni di alcun tipo. Quello che non va accettato è la mediocrità che, a mio avviso, è il più grande difetto della nostra epoca.

Qual è la domanda più interessante che ti sei fatto nella tua vita?
Innanzitutto è fondamentale chiedersi “chi sono io?” e “qual è il mio scopo?”. Rispondere alla prima è difficile: non saprei dire chi è Oscar di Montigny. So solo che sono un essere senziente e, in quanto tale, mi sento investito di una grande responsabilità. Responsabilità non è altro che la capacità di “saper dare risposte”, caratteristica che, in un’epoca complessa come la nostra, è imprescindibile: ci vengono poste domande sempre nuove, incompatibili con le vecchie risposte che abbiamo sempre adoperato. “Chi sono io?”. Io sono uno che può fare la differenza, ma dal momento che diffido di chi produce risposte, mi verrebbe sicuramente più spontaneo rispondere: “Non so chi sono io, sto ancora cercando di scoprirlo”.

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